Aveva quasi terminato.
Diede il comando di stampare l’ultima e-mail, ritirò il foglio dalla stampante e spense il computer. Infilò quell’ultimo foglio nel raccoglitore e realizzò che la sua opera era finalmente compiuta.
Sfogliò il grosso fascicolo che non aveva titoli sulla copertina: era pieno di custodie trasparenti che contenevano decine di messaggi di posta elettronica. Erano i più belli, i più profondi, i più significativi che lui le aveva scritto nel corso dei loro anni d’amore, ed era giunto il momento di consegnarglieli.
E’ vero, lei li possedeva già perché li aveva custoditi tutti nella memoria del suo computer, ma entrambi erano sempre stati d’accordo che era molto più bello leggere parole scritte su un foglio di carta piuttosto che su uno schermo freddo. Ed ora, finalmente, lei avrebbe potuto leggerle tutte.
Infilò il fascicolo nella sua borsa, prese la valigia che aveva preparato e uscì di casa.
Era giorno inoltrato e la strada non era appesantita dal traffico. Mentre guidava, calcolò di nuovo la durata del viaggio. Avrebbe pernottato circa a metà strada per arrivare a destinazione l’indomani mattina.
Come sempre, lei era nei suoi pensieri.
Si erano conosciuti dieci anni prima, grazie ad un collegamento casuale su Internet (se si può credere che certi eventi che cambiano la vita avvengano per caso).
Continuarono a scriversi anche quando, senza riserve o diffidenza, si scambiarono i loro numeri di telefono. Ricordarono spesso, in seguito, quel senso di attesa, l’attrazione manifestata da lui, la riservatezza di lei, le prime parole dolci, e lo stupore che a pronunciarle fossero due persone che si conoscevano soltanto per la loro voce e per alcune foto, sempre scambiate via Internet.
E venne il giorno del loro primo incontro.
Non avevano certo avuto bisogno di esibire cravatte rosse o rose bianche per riconoscersi. E, suscitando sorpresa e imbarazzo, lui l’aveva subito baciata in mezzo alla gente, stringendola fra le braccia finché anche lei aveva iniziato a stringerlo fra le sue, trasmettendogli il calore di quell’immenso, nuovo sentimento appena sbocciato che la pervadeva dolcemente.
Ma per dirsi “Ti amo” passò ancora del tempo e, quando avvenne, furono parole accompagnate da gioia, tenerezza e incredulità. Lui le pronunciò quando fecero l’amore per la prima volta, in una piccola stanza di fronte al mare; lei invece attese una bella giornata d’estate, mentre erano seduti al tavolo di un piccolo ristorante.
E quell’amore rimase per sempre un tesoro prezioso che non apparteneva ai loro congiunti, agli amici o al resto del mondo, ma solo a loro. Così avviene quando nasce un amore che non sarebbe dovuto esistere, ma che aveva riempito di gioia e tenerezza la loro vita.
Mentre guidava, ripensò alla loro prima discussione, un battibecco che era sorto quando lei si era sentita non rispettata nelle sue opinioni: non si conoscevano ancora bene, e lei soffriva per la scarsa considerazione che aveva avuto in famiglia fin da bambina. Ma alla fine aveva realizzato che lui era diverso, che l’amava e la rispettava come lei era, e tutto era terminato con la dolcezza di un bacio e la tenerezza di un momento d’amore.
Ripensò a quando, talvolta, cucinava per lei e le metteva in disordine tutta la cucina tra le sue affettuose proteste, e quando la aiutò a superare un momento di crisi con suo figlio, per poi dividere la gioia di vederlo ben inserito nella vita. E poi, negli anni, i dolci momenti che lui aveva trascorso tenendola fra le braccia, riscaldandole i piedini sempre freddi, scambiando maliziose tenerezze e intensi istanti d’amore, fino a quando la vita li obbligò, contro la loro volontà, a trasferirsi in due città diverse e lontane.
Ma nemmeno la distanza aveva potuto affievolire il loro amore, che rimase per entrambi un riferimento sicuro con il passare degli anni, scanditi dalla loro corrispondenza informatica e dal desiderio di scambiarsi lettere d’amore scritte sulla carta.
Fu la mattina del giorno dopo che finalmente giunse a destinazione. L’aria era fresca e il sole risplendeva nel cielo limpido di un giorno appena iniziato.
Scese dall’auto, prese il fascicolo delle lettere e s’incamminò per un vialetto che portava ad un grande, elegante cancello con ornamenti in ottone. Passò attraverso le sue ante socchiuse e si diresse lungo un viale ornato di aiuole in fiore.
Si orientò secondo le indicazioni che aveva ricevuto, e finalmente vide la targhetta con scritto il suo nome assieme a due date.
Quelle della sua nascita e della sua morte, avvenuta un mese prima.
Così improvvisa da non lasciare loro il tempo di scambiarsi nemmeno una parola.
Perché la morte non invia e-mail.
Rimase a contemplare in silenzio quella tomba modesta, quasi da bambina così come lei aveva sempre voluto essere: un po’ bambina e un po’ donna, semplice, impulsiva, spontanea. Soprattutto, innamorata.
Depose accanto alla targhetta il fascicolo con la loro storia scritta su carta che lei avrebbe potuto finalmente leggere, e per tutta la vita non ricordò i pensieri che ebbe né le parole che pronunciò in quel momento. Ricordò solo di essersi trovato all’uscita del cimitero e, mentre entrava nell’auto, di essersi fermato a fissare un punto imprecisato del cielo sussurrando a fior di labbra: ”Grazie Amore”. Sapeva che lei l’ascoltava perché era con lui anche in quel momento, come sempre e per sempre.
Chiuse la portiera e avviò il motore.