Da bambino, amava guardare alla televisione le immagini in bianco e nero di Guardacampo.
La sera, all’ora di “Carosello”, spesso gli appariva sullo schermo il cartone animato di Guardacampo, spaventapasseri su cui gli uccellini andavano a dormire, che faceva pubblicità ad un prodotto da lui dimenticato nel tempo.
Ricordava la sua mamma che diceva dolcemente: “Ma la poesia di Guardacampo… che dovrebbe fare il suo dovere di spaventapasseri e invece, quando dorme, gli uccellini gli vanno a dormire sulla testa perchè tanto lui non fa paura a nessuno !”.
Quello spaventapasseri gli piaceva, lo inteneriva, forse perchè anche suo padre era un po’ come Guardacampo: burbero e brontolone che però, dopo tutto, non faceva paura a nessuno, e lui aveva ereditato il carattere del padre, presentandosi alla vita come un giovane grande e grosso che non avrebbe mai fatto male ad una mosca, una sorta di gigante buono.
Non importa che conosciate il suo nome, è inutile cercarlo, non è in quella lista che avete fra le mani. Tanti nomi non sono in quella lista.
Per circa trentacinque anni la sua esistenza trascorse abbastanza serena, segnando dopo il termine dei suoi studi due avvenimenti fondamentali: un lavoro tranquillo e un matrimonio con una ragazza innamorata, con la successiva nascita di quattro figli in sei anni.
Fu allora che, pensando a qualche nuovo gioco da fare con i suoi bambini, si ricordò di Guardacampo. Gli apparve come una nitida immagine tratta dalle memorie della sua infanzia, e così decise che, recitando, sarebbe diventato lo “spaventapasseri” dei suoi figli. Furono ore di divertimento: dopo aver indossato una lunga palandrana e un cappellaccio faceva aggrappare alle sue braccia i quattro piccoli, due da una parte e due dall’altra, li sollevava con le braccia tese e camminava o roteava lentamente su se stesso, suscitando strilli di gioia e risate a non finire.
Poi, dopo il gioco si sedeva sul divano e i bambini, come gli uccellini di Guardacampo, si accovacciavano accanto a lui posandogli il capo sulle spalle e sulle braccia, e si addormentavano. Diceva alla moglie che lui in quel momento “faceva Guardacampo”, e lei annuiva sorridendo. Guardacampo era entrato nel loro lessico familiare.
E venne l’occasione del bellissimo viaggio. Chi poteva pensare che avrebbero vinto quel concorso a premi ? Il viaggio era per due persone, ma un loro amico dipendente di una compagnia aerea aveva offerto uno sconto speciale, e così anche i bambini erano potuti partire dall’Italia assieme a loro.
Tutta la comitiva, dopo un lungo viaggio in aereo, era quindi arrivata in quella enorme città con enormi edifici, enormi strade, enormi auto e tanta, tanta gente frettolosa e indaffarata. Erano tutti a bocca aperta dall’emozione, e i bambini non smettevano di dire: ”Guarda là… guarda!…” lanciando continue grida di meraviglia.
Ma erano molto stanchi: lo scompenso causato dal cambio del fuso orario si faceva sentire. Arrivati la sera prima, per tutta la notte non erano riusciti a chiudere occhio ed ora, quella mattina, la sonnolenza si stava impadronendo di ognuno di loro. Però stavano vivendo un’esperienza unica, che avrebbero di certo ricordato per tutta la vita, e non volevano perdere nulla. Avrebbero dormito dopo.
Attraversarono l’ingresso di un immenso centro commerciale. La gente intorno a loro continuava a correre in ogni direzione, sempre più indaffarata. Non avevano mai visto così tanti negozi, bar, ristoranti tutti concentrati in un unico edificio. Presero un ascensore che li portò velocissimo a decine di piani sopra la strada, suscitando con la sua rapida accelerazione i gridolini emozionati dei bambini.
Anche a quel piano, corridoi lunghissimi e finestre illuminate da una bella giornata di sole. La comitiva continuò a camminare finchè il sonno riprese a farsi sentire. Giunsero ad una sorta di sala di passaggio, dove un divano contro la parete era situato di fronte ad una grande vetrata che offriva uno splendido panorama della città. Decisero di sedersi e di riposarsi un momento: gli occhi si stavano chiudendo, e non soltanto ai bambini.
Fu così che si trovò ancora una volta a “fare Guardacampo”: sua moglie si sedette ad un lato del divano e lui al centro, mentre i bambini gli si accoccolarono intorno posandogli il capo sulle spalle e sulle braccia. Si appisolarono.
E continuò a “fare Guardacampo” anche quando, con gli occhi socchiusi dal dormiveglia, fece appena in tempo a distinguere, al di là della vetrata di fronte a lui, l’enorme muso di quell’immenso aereo che si lanciava a tutta velocità contro di loro e contro quel piano della Torre Nord di Manhattan.
Uno spaventapasseri carbonizzato, polverizzato, non lascia traccia.
Guardacampo e i suoi uccellini continuano a giocare al di là delle nuvole del cielo. Non cercate i loro nomi, non sono in quella lista che avete fra le mani. Tanti nomi non sono in quella lista.